Piccola storia,
grandi scoperte

Questo progetto nasce dal desiderio di raccogliere le mie passioni in un unico spazio, dove possano esprimersi e intrecciarsi.

Ho cominciato parecchio tempo fa, creando oggetti di uso quotidiano con pochi materiali: modellando l’argilla, riciclando la carta, realizzando saponi e candele, coltivando i primi ortaggi.
Una semplice pausa quotidiana per dar sfogo alla creatività.

Nel tempo, fare e disfare mi ha permesso di scoprire capacità che non sapevo di avere e alla sperimentazione si è affiancato il desiderio di capire. Ho cominciato così a cercare risposte nei libri, nei corsi, negli incontri, nei viaggi e soprattutto nelle tante esperienze sul campo.
Dalla cosmetica naturale alla conservazione del raccolto, dai princìpi dell’ecologia e della coltivazione sostenibile al disegno dal vero… ogni interesse è diventato occasione per conoscere meglio materie prime e processi, imparando prima di tutto a osservare ciò che accade spontaneamente in natura e a comprenderne le logiche.

Il valore più grande del “saper fare” non è la quantità di cose che riesco a produrre da sola.
È ciò che il fare ha prodotto in me.
Mi ha insegnato che capire qualcosa attraverso l’esperienza cambia il modo in cui la guardiamo, la ricordiamo e la facciamo nostra. E che la curiosità, quando trova spazio per sperimentare, mi porta ogni volta verso nuove domande e al desiderio di capire qualcosa in più.

Nel frattempo l’orto è cresciuto, la mia professione è diventata più impegnativa e la famiglia si è felicemente allargata.
Ma mettere radici non ha ridotto la mia voglia di muovermi.

Con l’arrivo dei miei figli quella “pausa creativa quotidiana” è diventata anche qualcosa da condividere.
Coltivare, cucinare, costruire, riparare o prendersi cura degli animali sono occasioni per passare del tempo di qualità insieme e, magari, spuntare qualcosa dalla lista delle mille cose da fare in casa. Ma sono soprattutto momenti in cui conoscenze, autonomia e curiosità prendono corpo attraverso il fare.

Da lì sono nati nuovi interrogativi, nuovi interessi e un altro territorio da esplorare.

La tecnologia, in tutto questo, è una presenza naturale e quotidiana.
Un microscopio sul tavolo accanto a qualcosa raccolto in giardino, un esperimento che continua sullo schermo, un po’ di programmazione per dare forma a un’idea: strumenti diversi entrano nello stesso modo di osservare, fare e capire.
Tecnologia e natura non sono in opposizione: si osservano, si influenzano, possono aiutarsi a vicenda. Convivono in equilibrio come strumenti diversi, accordati sulla stessa frequenza: quella della meraviglia.

Da tutto questo prende forma BUT: uno spazio di ricerca, osservazione e sperimentazione dedicato ai processi della natura, del fare e dell’imparare.

Polpa di carta riciclata con lamina d’oro
Sapone fluido all’albicocca autoprodotto
Pasta frolla fatta in casa
Albufera, Valencia
Vista su New York

Da cosa nasce il nome BUT?

BUT nasce come acronimo di Brico Urban Things, tre parole che, all’inizio di questo progetto, ne raccontavano in modo semplice e diretto lo spirito. Nel tempo il nome ha rivelato altri significati, forse ancora più vicini a ciò che il progetto è diventato.

Nel dialetto della mia zona, but significa germoglio: qualcosa che nasce, cresce e cambia forma, portando con sé una possibilità ancora tutta da sviluppare. Un’immagine che richiama la natura, ma anche l’apprendimento e ogni processo di crescita.

In inglese, but è invece quel “ma” che interrompe una certezza e apre un’altra possibilità. Introduce un dubbio, una domanda, un cambio di prospettiva. È lo spazio in cui la curiosità prende il posto delle risposte scontate e invita a osservare meglio.

Tre lettere, quindi, che conservano l’origine del progetto e insieme ne raccontano l’evoluzione: fare, crescere, mettere in discussione.

Da cosa nasce
il nome BUT?

BUT nasce come acronimo di Brico Urban Things, tre parole che, all’inizio di questo progetto, ne raccontavano in modo semplice e diretto lo spirito. Nel tempo il nome ha rivelato altri significati, forse ancora più vicini a ciò che il progetto è diventato.

Nel dialetto della mia zona, but significa germoglio: qualcosa che nasce, cresce e cambia forma, portando con sé una possibilità ancora tutta da sviluppare. Un’immagine che richiama la natura, ma anche l’apprendimento e ogni processo di crescita.

In inglese, but è invece quel “ma” che interrompe una certezza e apre un’altra possibilità. Introduce un dubbio, una domanda, un cambio di prospettiva. È lo spazio in cui la curiosità prende il posto delle risposte scontate e invita a osservare meglio.

Tre lettere, quindi, che conservano l’origine del progetto e insieme ne raccontano l’evoluzione: fare, crescere, mettere in discussione.

I contenuti di questo sito nascono da un percorso personale di studio e approfondimento,
alimentato dall’osservazione della natura, dall’esperienza diretta e dalla curiosità verso
i processi di crescita, trasformazione e apprendimento.
L’obiettivo non è offrire risposte definitive, ma stimolare domande.